Considerazioni...
... senza un preciso ordine né un preciso perché. In pratica un po' di pensieri ammucchiati qui e là da tempo a cui fingo di dare una certa coerenza.
Tema comune: diciamo, con una parola convenzionale, amore.
ATTENZIONE: non adatto a romantici cronici e a chi ha fede certa e assoluta nel Vero Amore. A meno che vogliate guarire, nel qual caso leggete pure.
Prima di tutto, l'uomo giusto non ha mai il contorno giusto. Che è una specie di corollario di l'uomo perfetto non esiste. In poche parole, è pressoché matematico che se trovi un uomo che ami, che ti tratta bene, con cui stai bene a letto, che solo a guardarlo ti sciogli di felicità, molto probabilmente avete idee molto diverse sul futuro e su quello che volete. Qui le scelte sono due: far finta di nulla e divorziare in tempi più o meno lunghi a seconda del reciproco livello di sopportazione, o guardare altrove e accontentarsi di qualcosa di "meno" che però vi da quello che volete. In entrambi i casi, non saprei davvero cosa scegliere.
Avete mai notato che tutte le fiabe finiscono col matrimonio? Poi ti buttano lì "e vissero per sempre felici e contenti" e tu te la bevi. Non ti fanno mai vedere che succede dopo. Perché dopo, la fiaba non è più fiaba. Non ci sono mai coppie felicemente sposate da anni nelle favole. Ci sono solo vedovi, vedove, patrigni e matrigne. L'unica eccezione conferma la regola, ovvero Barbablù, dove la novella sposina trova i cadaveri delle mogli precedenti in cantina. E vissero per sempre felici e contenti.
Ma sto divagando. Dicevo. L'uomo giusto non ha mai il contorno giusto. Il che porta dritti dritti a l'amore non basta. Siamo pragmatici un attimo, a che serve l'amore? A essere felici? Non esattamente. Serve ad andare, perdonatemi il gioco di parole, d'amore e d'accordo con l'altra persona. A essere felici con lei. Ma ahimè, non paga le bollette, non compra da mangiare, e quel che è peggio, non fa avere gli stessi sogni. I soldi non faranno la felicità (anche se secondo me aiutano eccome), ma i sogni sì, e ogni rottura/separazione/divorzio ha origine senza eccezione dalla mancata coincidenza dell'altra persona o del suo contorno con l'idea che abbiamo in testa.
Disillusione, insoddisfazione, divergenza.
In realtà tutto ciò non va preso alla lettera. I fortunati ci sono sempre. Ci sono quelli che vincono alla lotteria, quelli che trovano l'ultimo posto libero a prezzo stracciato per il loro concerto preferito, e quelli che trovano l'Amore Perfetto. Io diffido, ma in fondo ci voglio credere quindi ci credo e li invidio.
Non posseggo verità assolute, e in fondo spero solo di sbagliarmi di grosso, e che l'Amore Perfetto mi stia aspettando sotto il portone per dirmi che non ho capito nulla.
Quel che è successo finora è che ogni volta ho finito per dire a me stessa "te l'avevo detto".
Non si coglie mai il momento esatto in cui una storia finisce. C'è il momento esatto in cui si capisce, e anche quello è difficile da cogliere. Il punto è che il seme della fine non esplode, cresce piano. E ognuno di noi ha la facoltà di decidere, una volta che si capisce che finirà, se chiudere e basta o se vale la pena di prenderne semplicemente atto e ignorare finché si può. Ua storia potenzialmente finita può dare ancora molte gioie e soddisfazioni.
Ma oltre a non avere verità assolute, io non ho neanche risposte né soluzioni. Le mie considerazioni finiscono qui, a mezz'aria.
Tutto quello che posso fare per me stessa è essere sempre almeno in parte lucida e consapevole, e di non aver paura di guardare avanti ben sapendo che posso decidere di non considerare ancora quello che ho visto.
Fa male? Eh certo che fa male. La conoscenza fa sempre male. Ma io ho sete di sapere, e amo le mie cicatrici.

Tema comune: diciamo, con una parola convenzionale, amore.
ATTENZIONE: non adatto a romantici cronici e a chi ha fede certa e assoluta nel Vero Amore. A meno che vogliate guarire, nel qual caso leggete pure.
Prima di tutto, l'uomo giusto non ha mai il contorno giusto. Che è una specie di corollario di l'uomo perfetto non esiste. In poche parole, è pressoché matematico che se trovi un uomo che ami, che ti tratta bene, con cui stai bene a letto, che solo a guardarlo ti sciogli di felicità, molto probabilmente avete idee molto diverse sul futuro e su quello che volete. Qui le scelte sono due: far finta di nulla e divorziare in tempi più o meno lunghi a seconda del reciproco livello di sopportazione, o guardare altrove e accontentarsi di qualcosa di "meno" che però vi da quello che volete. In entrambi i casi, non saprei davvero cosa scegliere.
Avete mai notato che tutte le fiabe finiscono col matrimonio? Poi ti buttano lì "e vissero per sempre felici e contenti" e tu te la bevi. Non ti fanno mai vedere che succede dopo. Perché dopo, la fiaba non è più fiaba. Non ci sono mai coppie felicemente sposate da anni nelle favole. Ci sono solo vedovi, vedove, patrigni e matrigne. L'unica eccezione conferma la regola, ovvero Barbablù, dove la novella sposina trova i cadaveri delle mogli precedenti in cantina. E vissero per sempre felici e contenti.
Ma sto divagando. Dicevo. L'uomo giusto non ha mai il contorno giusto. Il che porta dritti dritti a l'amore non basta. Siamo pragmatici un attimo, a che serve l'amore? A essere felici? Non esattamente. Serve ad andare, perdonatemi il gioco di parole, d'amore e d'accordo con l'altra persona. A essere felici con lei. Ma ahimè, non paga le bollette, non compra da mangiare, e quel che è peggio, non fa avere gli stessi sogni. I soldi non faranno la felicità (anche se secondo me aiutano eccome), ma i sogni sì, e ogni rottura/separazione/divorzio ha origine senza eccezione dalla mancata coincidenza dell'altra persona o del suo contorno con l'idea che abbiamo in testa.
Disillusione, insoddisfazione, divergenza.
In realtà tutto ciò non va preso alla lettera. I fortunati ci sono sempre. Ci sono quelli che vincono alla lotteria, quelli che trovano l'ultimo posto libero a prezzo stracciato per il loro concerto preferito, e quelli che trovano l'Amore Perfetto. Io diffido, ma in fondo ci voglio credere quindi ci credo e li invidio.
Non posseggo verità assolute, e in fondo spero solo di sbagliarmi di grosso, e che l'Amore Perfetto mi stia aspettando sotto il portone per dirmi che non ho capito nulla.
Quel che è successo finora è che ogni volta ho finito per dire a me stessa "te l'avevo detto".
Non si coglie mai il momento esatto in cui una storia finisce. C'è il momento esatto in cui si capisce, e anche quello è difficile da cogliere. Il punto è che il seme della fine non esplode, cresce piano. E ognuno di noi ha la facoltà di decidere, una volta che si capisce che finirà, se chiudere e basta o se vale la pena di prenderne semplicemente atto e ignorare finché si può. Ua storia potenzialmente finita può dare ancora molte gioie e soddisfazioni.
Ma oltre a non avere verità assolute, io non ho neanche risposte né soluzioni. Le mie considerazioni finiscono qui, a mezz'aria.
Tutto quello che posso fare per me stessa è essere sempre almeno in parte lucida e consapevole, e di non aver paura di guardare avanti ben sapendo che posso decidere di non considerare ancora quello che ho visto.
Fa male? Eh certo che fa male. La conoscenza fa sempre male. Ma io ho sete di sapere, e amo le mie cicatrici.

Etichette: citrica, delirii, microchip emozionale