12 dicembre 2012

Mornings like this

Mornings like this, with a gorgeous dawn painting in pink snow sprinkles on the trees, and a breathtaking high mountains view from my window, make me feel so homesick for Finland.

It feels like if I wore a heavier coat and fur boots, I would find Myllyjärvi and its squirrels right out of my door.
I would walk the iced "death path" to reach the bus stop, get off at Yliopisto, and I would step into all my friends between the library and the cafeteria.
My cheeks and nose would be ruby red and cold, but I would heat them up with a cup of coffee and some pulla. Ice would melt from my boots while we discuss whether to go at Katse or Blaze that night, and we would end up meeting at Pizzeria Maria before going.
We would dance and drink beer and cider and salmiakkikossu shots, and forget time and sleepiness between laughs and hot chicken wings.

Mornings like this make me feel like we should all just jump on a plane or train or whaterver to reach a determined place and meet like "in the old good times".

I miss you all guys ♥


Lake Myllyjärvi, photo courtesy of Francesca "Tata" Marletta

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22 ottobre 2008

Nostalgie

Scendendo dall'autobus fai un cenno al conducente, che risponde. L'aria gelida ti investe le gambe, perché la gonna la metti quasi più qui che a casa, nonostante la temperatura. Il viso si arrossa leggermente mentre percorri la via un po' in salita, il passo è sicuro nonostante i tacchi e il ghiaccio, e ancora ti sorprendi a essere orgogliosa di te per questo. L'insegna recita Katse, e come spesso accade non fai in tempo a salire il gradino che da dentro ti aprono la porta. Il documento ormai non lo controllano neanche più, ti riconoscono. Via la giacca di goretex, via il cappello che finisce in una tasca, via i guanti che vanno nell'altra, via la sciarpa che si incastra in una manica. Porgi il tutto con un sorriso, in pochi secondi ottieni un cartellino con il numero. E pensare che questo è uno dei pub più alla mano. Attraversi l'atrio, sali la scala, controllando furtivamente trucco e capelli negli specchi che rivestono le pareti, mentre vieni investita dalla musica rock e dal vociare in una lingua che anche se non capisci ti è ormai familiare come la tua. Diretta al banco, porgi una banconota da pochi euro al barista e pronunci, ormai con un accento semiperfetto per tutte le volte che lo hai detto,
- Kaks omenasiideria.
- Jäitä?
- Joo, kiitos.¹

Ho provato a prenderlo anche qui in Italia, il sidro. Non ha lo stesso sapore, e non è solo un fatto di marca. Il sapore del sidro in Finlandia è fatto del vichingo alto due metri coi capelli più biondi e più lunghi dei tuoi che te lo serve con un grugno. Del fatto che non ti porti dietro la giacca perché come in tutti i posti la lasci all'entrata. Della neve che è fuori e sai che dovrai affrontarla di nuovo per tornare a casa. Della voglia di pizza che soddisferai dall'altro lato della strada, fregandotene altamente della carne trita e peperoni verdi che c'è sopra.

La Finalndia ha un sapore che non si spiega, se non ci respiri dentro. Il modo in cui la neve resta bianca anche in città, perché non c'è inquinamento. Le ragazze in strada che portano i jeans strappati a gennaio e le collant 70 denari a maggio, e qualsiasi cosa si mettano addosso, anche la più assurda (e ne ho viste di impensabili) sono bellissime. Le rastrelliere per i cappotti quando entri in università, dove li lasci al mattino e li ritrovi la sera con tutto quanto ci hai lasciato dentro. Le passeggiate sul lago ghiacciato, ché tanto lo spessore è tale che ci aprono la pista di pattinaggio, e il brivido che provi a piantarti nel mezzo e girare a 360° e vedere il nulla intorno per centinaia di metri. Il design dovunque ti giri, nei palazzi, nei negozi, sulla gente. L'essere schernita perché pur abitando in una capitale della moda, vai su con le valigie vuote e torni avendole riempite di abiti e scarpe.

E ad acuire la mia nostalgia, la mia casetta che era un po' malandata e isolata ma era mia, con le mie cose dentro, gli scoiattoli sul balcone e l'allarme antincendio che suonava quando scongelavi il cibo in forno.
E soprattutto, Francesca nella stanza accanto, soprattutto lei. Lei che si alzava prima di me, veniva in camera mia, si sdraiava accanto a me e chiedeva "posso morire?" mentre le accarezzavo i capelli. Lei che si indispettiva se iniziavo a rassettare la tavola prima che avesse finito di mangiare. Lei che mi portava a casa i dolcetti quando avevo una giornata difficile. Lei che non mi ha mai fatto pesare quando tornavo a casa la mattina presto col trucco della sera prima. Lei che si emozionava quando scoprivamo un gusto nuovo dei Jaffa sui banconi del supermercato. Lei che anche quando entrambe mestruate e acide e irritabili, è stata la compagna migliore che potessi avere.


io e fra


¹Trad:
- Due sidri di mela.
- Ghiaccio?
- Sì grazie.

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25 agosto 2008

Off the road

Le vacanze sono finite. L'estate ancora purtroppo no, ma è solo questione di tempo per fortuna.
Il dannato sole non demorde, riesce a filtrare orrendamente caldo anche attraverso le spumose nuvole bianche che abitano il cielo di oggi.
Persino i cubetti di ghiaccio nel mio bicchiere di plastica fucsia sono a forma di sole, tanti piccoli soli sorridenti. Che c'avranno da ridere, poi.
Speravo in una Milano un po' più fresca e grigia. Dopo l'insuperabile sensazione di casa data dal mollare la macchina in via Silva per fare colazione al solito bar alle 8:03 del mattino mentre la 68 si ferma al semaforo e lo smog pizzica le narici, tutto ha perso un po' il suo fascino quando il caldo ha prepotentemente ricordato che è ancora estate.
Come sempre in questo periodo, e forse anzi un po' più del solito da che il nord ha abbassato di qualche grado la mia percezione del freddo, agogno le mie sciarpe con le frange e le mie parigine a righe. Per non parlare dei miei stivaletti col tacco, il maglioncino stile impero e la borsa di broccato che mi chiamano dalla valigia, ancora vergini.
(Meno preoccupazione per il mio ultimo capriccio, un bikini confezionato su misura che sarà pronto mercoledì e che non metterò prima dell'anno prossimo quando un solo etto in più me lo renderà imperfetto quanto basta per non sembrare più confezionato su misura. La cosa non era calcolata o voluta, era solo precognita, ma lo volevo e lo volevo subito.)

Avevo detto di non voler viaggiare quast'estate. Di aver viaggiato così tanto questo inverno/primavera da non poterne più. Invece ho fatto Milano-Tampere-Jyvaskyla-Ruissaret-Joensuu tanto per incominciare. E poi Sestri-Roma-Amiata, per non perdere l'abitudine.
Ho organizzato viaggi, ho organizzato gite. Sono sopravvissuta quattro giorni su un'isola senza elettricità ne acqua corrente. Ho visto finalmente Bomarzo. Ho visto le Marmore e mi sono parata ai piedi della cascate ad occhi chiusi e braccia aperte a prendere l'acqua. Mi sono spalmata di sale e miele. Ho fatto il bagno nuda in un lago. Ho cucinato in cucine non mie. Ho girato Roma in motorino. Non in Vespa, e lui non era Gregory Peck, ma io non ero Audrey Hepburn del resto, ed è stato molto meglio così. Ho incontrato persone dove non aspettavo di incontrarle e ne ho trovate altre esattamente dove le volevo. Mi sono anche fatta trovare, più facilmente di quanto fosse conveniente e saggio, e sono apparsa all'improvviso. Altre persone le sono andate a cercare, e una l'ho trovata dall'altro lato di un ponte attraversato di corsa. Ho visto una stella cadente sdraiata su un materasso ad acqua, ma ero così confusa e impreparata da perdere l'occasione. Ho cantato Mina, tante volte. Ho scampato di farlo in pubblico perché non sapevano gli accordi. Mi sono rotolata in un prato secco e mi sono graffiata i fianchi con gli sterpi. Le crosticine sono ancora lì e vorrei che rimanessero lì per sempre come piccoli ricordi. Ho percorso un po' di strada con una grande farfalla in mano. Non la tenevo, ci è venuta da sola e non voleva scendere. Abbiamo parlato un po', e l'ho convinta a farsi lasciare su dei fiori, ma solo perché a casa mia il gatto se la sarebbe mangiata. Ho visto tanti film, e uno in particolare l'ho amato tanto da rivederlo e cercarlo e citarlo a ogni piè sospinto. Ho trovato alcune risposte, e quindi mi sono fatta più domande, per non correre il rischio di restar senza. Ho avuto e dato i baci che volevo, come li volevo, come piacciono a me. Non abbastanza, ma è questo a dar loro quel sapore.
Sono stata meravigliosamente sconsiderata e impulsiva.

Resta quell'amarognolo gusto d'autunno prossimo, di già finito e di non abbastanza, che è però responsabile della perfezione del ricordo. Un chilometro in più, un giorno in più, un bacio in più e tutto sarebbe diverso, non peggiore, non migliore, ma diverso.
Ho delle aspettative per questo autunno. E dei progetti. Che per una volta riguardano me sola e nessun altro. E vediamo se ho quello che serve per realizzarli.


farfalla
Courtesy of Violadelconte


- Certo che siamo proprio insignificanti davanti all'universo.
- Parla per te, scusa!

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07 aprile 2008

Bittersweet

Sono tornata.
Alla mia città, alla mia famiglia, ai miei amici.
La mia casa è cambiata moltissimo in tre mesi, eppure è ancora casa mia.
Il sole sulle violette del mio davanzale, mi riempie di gioia ogni giorno.
Il mio gatto che la mattina salta sul letto a reclamare coccole come ha sempre fatto come se questi tre mesi non fossero mai accaduti mi commuove ogni volta.
Sorrido di ogni volto che avevo perso l'abitudine di vedere.
Mi sciolgo per ogni abbraccio.

Eppure, allo stesso tempo, c'è qualcosa di rotto, che fa male, dentro.
Persone che ho lasciato, che continuano la loro vita senza di me, che si ritrovano ogni tot a casa di qualcuno e mi chiamano per parlarci tutti insieme come se non fossi andata via. Che mi mandano le foto per farmi vedere "guarda ieri sera che ha combinato tizio", "guarda caio ubriaco che s'è addormentato sulla sedia".
Facce che ora sono mucchietti di pixel, pomeriggi in sauna tra donne persi, giri di vodka per tornare a casa barcollando sul ghiaccio, film da vedere tutti accatastati uno addosso all'altro sul pavimento ché le stanze sono piccole e sul letto non ci si sta tutti.
Per non parlare dei luoghi, della birra scadente, degli scoiattoli sul balcone, del ghiaccio sul Vialetto della Morte, del conduttore dell'autobus pelatino, la commessa del Siwa, il buttafuori del Katse e gli shot di Salmiakkikossu.
L'unico bagaglio che non mi è stato permesso di riportare a casa, tutte le cose che rendevano speciale quel posto.
Il rimpianto di non aver visto arrivare la primavera, di non aver visto cosa c'è sotto quella neve.
Non ancora, almeno.

So che tanti di voi, qualcuno più degli altri, aspettano che mi rifaccia viva. Accadrà, lo prometto, il prima possibile.
Al momento sono devastata dal riprendere in mano la mia vita, lavare/stirare/mettere a posto i miei vestiti, riabuituarmi a vivere con tre persone che si aspettano molto da me, un animale che si aspetta anche di più, gli ultimi lavori da finire e consegnare (ebbene sì, ho ottenuto una proroga per entrambi), pratiche burocratiche da sbrigare and so on and so forth.

Ma è tutto per tornare alla vita di sempre :)



laghetto ghiacciato

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12 marzo 2008

Ode a zio Ale

Ci sono alcuni rumori che dovunque tu sia, con chiunque tu sia e in qualsiasi momento, profumeranno sempre di casa.
Come il gorgogliare di una caffettiera, per esempio.
Una caffettiera come quella che or ora è sulla mia piastra (non fornello ahimè, piastra) piena di un bel caffè di un nero commovente.
Il marrone-ocra del mio ormai purtroppo solito Nescafé Kulta (="oro" in suomilandese) è solo un ricordo, da che stamattina è arrivato il famigerato "pacco di zio Ale", ovvero uno degli zii di Fra che (suppongo io) un po' per una notevole vicinanza anagrafica (sono uscita con gente più vecchia di lui per intenderci), un po' per una simpatia scaturita da una profonda invidia di base per ciò che stiamo vivendo, e pure un po' per "comprarsi" un'informazione totalmente futile (ihihih te la sei meritata), ha deciso di viziarci a dovere e io ne sono ben felice (non parliamo della Fra che manca poco piange, ma lei c'ha il valore affettivo ovviamente, io sono gretta e pensò solo al caffè :P).
Sta di fatto che Babbo NatAle ci ha mandato:
  • Caffettiera da 2 (che non rivendo manco se mi pagano in oro zecchino)
  • mezzo chilo di Lavazza Crema & Gusto
  • il pentolino per il latte (e diciamo addio ai tempi in cui dovevamo usare la pentola della pasta)
  • una coppa di Parma
  • un salame di Felino
  • una bottiglia di Ardita
  • una bottiglia di Opal Nera
  • una bottiglia di Bacardi 8
  • una litrata di JD
  • l'ultimo cd di Elio (a nastro da che è arrivato)
In pratica un po' di sapori di casa e l'occorrente per una cionfa di quelle da ricordarsele, o meglio, da non ricordarsi un cazzo la mattina dopo :D
A questo punto potrebbe venirmi il dubbio se in effetti il suo gesto sia dettato dal volerci bene o dal volerci veder sverse e agonizzanti... ma in fondo penso che una cosa non escluda l'altra, quindi da brava bimba qual io sono dico "Graaaaaazie zio Ale!!"
E stasera si parte con zio Jack (Daniels, Jack Daniels), quindi sarà il caso di andare a fare i cubetti di ghiaccio (sul balcone, che ci mettono meno che in freezer), perché io lo voglio on the rocks o muoio solo coi fumi.
E' stato bello conoscervi!!

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05 marzo 2008

Our time is running out...

Anche marzo è iniziato, e sta già correndo come un centometrista.
Sto tenendo d'occhio i prezzi degli aerei, cominciando a pensare cosa spedire a casa e cosa lasciare qui, sentire il cuore farsi più stretto ogni minuto che passa.

Presto questa che ormai chiamo casa non sarà più mia.
Presto questa città che ho imparato a conoscere bene sarà solo un altro spillo sulla cartina.
Presto questi visi che mi accompagnano giorno e notte da settimane saranno solo sorrisi sulle fotografie.

La tristezza sale a ondate, sempre più spesso.
Lascio che l'aria gelida di neve e ghiaccio, che il sole ancora non riesce a scaldare, entri dalla finestra e mi accarezzi le braccia. Con questo freddo ho lottato, a volte ho perso, altre ho vinto, ma soprattutto ho imparato ad amarlo, anche quando pizzica la pelle del viso, intorpidisce il mento rendendo difficile parlare, si insinua tra i vestiti cercando un varco fino alla pelle.

Sto per lasciare un posto che amo, una vita che amo, delle persone che amo, per tornare a essere quella che ero, pur consapevole che ciò non possa accadere, perché quello che era il mio mondo non è più lo stesso, dopo tre mesi lontani. E neppure io.

Tornerò cambiata. Qualche chilo in meno, capelli diversi, vestiti nuovi. Ma soprattutto tante nuove cose in testa e nel cuore.
Posso già percepire la mancanza del bosco appena fuori dalla porta, delle passeggiate sul lago ghiacciato, dei capitomboli nella neve.
Di tornare a casa alle 3 di notte e metter su la pasta con qualsiasi cosa ci sia in frigo.
Di imparare a giocare a Cribbage alle sette del mattino.
Di decidere di non alzarsi per nulla la domenica, e guardare un film dietro l'altro accoccolati sotto il plaid.
Di darsi appuntamento alle quattro e mezza del mattino per andare a vedere l'esclisse, nonostante ci sia un esame alle 10 la mattina dopo (e prendere il massimo dei voti comunque).
Di aprire gli occhi la mattina, e commuovermi ogni volta nel vedere il suo viso addormentato a pochi centimentri dal mio.

Ormai mi dimentico di fare le crocette sul calendario, come se non segnare il tempo che passa potesse fermarlo e rimandare la partenza.
Ma io sono realista, e continuo a tener d'occhio i prezzi dei voli.

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13 febbraio 2008

Kynnystie 1¹

Ci provo, a scrivere.
Sarebbe facile incolpare del mio assenteismo i miei mille impegni, le lezioni, le feste, tutte le cose che effettivamente mi saturano la giornata e la mente.
Eppure, come constato di nuovo oggi, anche quando non ho nulla da fare, non scrivo comunque. Non scrivo sul blog, non scrivo email, non scrivo cartoline (che pure ho comprato). La domanda più temuta in chat è "cosa mi racconti?", come se la gente si aspettasse meraviglie solo perché sono a 3000 km di distanza, un'ora in più e diversi gradi centigradi in meno.
La vita di qua è una vita normale. Solo in un altro posto.

Cosa vi racconto oggi?
Che mi sono svegliata a mezzogiorno perché ieri sera sono rientrata tardissimo, ho poltrito un po' a letto, ho mangiato tortellini in brodo perché è l'unica cosa rimastami a parte i salumi, ho chiaccheirato con Fra, fatto una doccia, ascoltato della musica, studiato un po', non ho fatto la spesa perché c'era la tormenta.
Non c'è nulla di speciale.
Cambia solo il paesaggio fuori dalla finestra.

Quel che c'è di diverso, a vivere qui, sono io. Ma non sono cose che si possono raccontare, si vivono. Io le sto vivendo, voi... prendetele per buone.
E' proprio l'essere una vita normale a renderla così banale per voi e così speciale per me. Io non sono una turista qui.
La commessa del super mi riconosce, così come l'autista dell'autobus.
La sera chiamo gli amici per sapere dove andremo e finiamo sempre per scegliere uno dei soliti locali.
E poi, ovviamente, devo cucinare/fare le pulizie/fare il bucato/buttare la spazzatura.
A rendere speciale questa vita è essere qui, da sola, dovermela cavare senza l'aiuto di nessuno e in una lingua che non è la mia.
E scoprire che sono perfettamente in grado di farlo.

Oltre, ovviamente, ad assimilare questo posto alla proiezione mentale più umanamente concepibile del paradiso. Perché se fossi in un posto che non amo col cavolo che mi sentirei così.
Come dicevo, per avere un "racconto" di me qui, dovreste essere appunto me, e qui.

Tutto questo per dire, non preoccupatevi se non avete notizie, se non ho racconti mirabolanti, se non mi si vede spesso. Mi sto vivendo al meglio questa piccola parentesi, e sto tagliando fuori di proposito quanto più posso della mia vecchia vita. Se vi cerco, è perché voglio farlo. Ma se non lo faccio, è perché altrettanto decisamente non voglio farlo.
Tanto tra breve sarò ricatapultata tra voi, non sentirete la mia mancanza ancora a lungo...


¹ovvero il mio indirizzo qui, se voleste cercarmi sul satellite.

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23 gennaio 2008

Ahi, malaka!!

Prima di tutto vi premetto che sono vittima di un "leggero" hangover quindi mi perdonerete se strafalciono un po'.
Posso capire che un hangover in serata suoni quantomeno un po' bizzarro, ma dovete tener presente che i miei ritmi di vita sono scalati di circa 5 ore rispetto alla norma (mia).
Contando che le lezioni sono sempre tutte al pomeriggio, e che ogni sera c'è qualcosa da fare, la mia sveglia è solitamente a mezzogiorno quando va bene, e ovviamente si fa colazione, quella che dovrebbe essere la cena in realtà è il pranzo e quando si torna a casa verso le 3-4 del mattino si ha un sacco fame e si cena. In tutto ciò riesco pure a studiare, tanto che ho già avuto un test e l'ho passato a (quasi) pieni voti.

Restare a casa la sera è pressoché impossibile. Ci sono un sacco di eventi e feste organizzate per noi foresti ogni settimana, e anche quando non abbiamo programmi ci si trova sempre a casa dell'uno o dell'altro a far casino, ché qui continuano a dire che dopo le 11 se fai rumore la gente chiama la polizia ma noi abbiamo aspettato fino alle 3 e nessuno s'è presentato, quindi patate.
Il bello di vivere decentrati (Myllyärvi rulez, Kortepohja sucks!, dove Myllyärvi è il nostro quartiere, e Kortepohja è lo student village) è che qui si concentra il meglio della popolazione straniera, sicché in una sera tipo troverete Stelios (greco) ubriaco di ouzo che lancia palline e clave da giocoliere imprecando in greco, Peter (ungherese) che cerca di stargli dietro sia con l'alcol che con le clavette mentre sbraita a me e Francesca "NO PARLA ITALIANO!", Julia (tedesca) che balbetta in italiano alla Fra (che le risponde balbettando in tedesco), Jen (canadese) che blatera a velocità razzo e tutti annuiscono sorridenti ma non hanno capito un cazzo perché in qualche modo non riesce a cogliere che per noi l'inglese non è così immediato come per lei che è madrelingua, Tom (lituano) che arriva già ubriaco, si ingozza di vodka, e ad un certo punto scompare e in qualche modo è sempre più sobrio di noi, Mikko (finlandese di nascita cresciuto in America ma non ditegli che è americano che si offende a morte) che cerca di insegnarmi il finlandese col suo forte accento del Minnesota e io... beh io bevo birra, sidro, lonkero, balbetto in finlandese e in generale mi beo della mia condizione di exchange student. C'ho l'inglese talmente radicato che parlo in inglese anche quando sono da sola, come l'altra mattina che tornando a casa scivolando sul ghiaccio imprecavo in inglese e mi davo della cretina ad alta voce per questo (ovviamente in inglese).

Per darvi un esempio della mia vita qui, questo è il pre-party a casa di Stelios e Peter (perché ovviamente ci sono i pre-party verso le 8 a casa di qualcuno, i party veri e propri in città da qualche parte rigorosamente dopo le 10, e se il party fa schifo si torna a casa per il post-party, completo di birra e hot chicken legs):



In ordine di apparizione Stelios, Peter, Cathrine, Tom, Julia, Naomi e Fra. Se vi state chiedendo se eravamo già ubriachi la risposta è no. Solo che era il compleanno di Stelios e siamo andati al karaoke coi cappellini di cartone (più tardi lui ne ha fatti coi palloncini, è una mania) e la faccia pasticciata coi pastelli da clown. Qui sotto invece potete vedermi con Mikko, Julia e la Fra con le nostre collanine di bandiere e le consumazioni gratis premio per aver vinto la gara del primo Stammtisch (mega festa a tema due volta al mese):

stammtisch


Ormai sono assuefatta al cibo di qui. Nonostante la mia dispensa sia ben rifornita di pasta Barilla, salsa Mutti e parmigiano Granarolo (dio benedica l'importazione), non passa giorno che non mi ingozzi di hapankorppuja con maksamakkara (dei crackers strani i primi, un patè di prosciutto il secondo) e vari altri cosi difficilmente pronunciabili o descrivibili, ma di indubbio gusto.

Nonostante tutto ancora non mi sono abituata alle stranezze del luogo. Come l'insalata in vaso, per esempio:

insalata

O, peggio, l'innumerevole quantità di passeggini e pance in cui ci si imbatte, e la spaventosa giovane età di coloro che le portano in giro. Vabbè che i finlandesi sembrano tutti dei bambini (Mikko di anni ne ha 27, ma non ne dimostra più di 20 come potete constatare), ma quando una ragazza dimostra 15 anni, mi rifiuto di credere che ne abbia più di 25, soprattutto se la incontro in mensa in università. E' che nella mia concezione della vita l'ottavo mese di gravidanza mal si sposa con un viso da gita delle medie, ma pare che qui vada di moda.

Vi lascio con qualcosa che non posso non condividere con voi. E' un video degli anni '80, finlandese ovviamente, famoso per essere stato etichettato il peggior video musicale di tutti i tempi, vedendolo capirete perché. Io lo trovo esilarante, e se la canzone è patetica, l'unica scusa per il coreografo è che probabilmente, essendo finlandese, era ubriaco.


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10 gennaio 2008

Dai ghiacci con furore!

Ed è arrivato il momento di raccontare, ormai. Sono qui da dieci giorni praticamente, credo di poter fare un resoconto abbastanza obiettivo.

La Finlandia è come l'avevo sognata, bianca, fredda e bellissima. I colori, quando ci sono, fanno sembrare lo schermo del mio nuovissimo portatile a soli 256 colori. Harri ci aspettava alla stazione, e si è subito rivelato per quello che è: il miglior tutor mai esistito sulla faccia della terra. Ci accompagna dovunque, ci fornisce cartine, orari e informazioni di ogni genere, litiga per noi con i tizi che non parlano inglese, e in generale è sempre pronto a raccoglierci se cadiamo. Metaforicamente, s'intende.
Con la casa l'impatto non è stato dei migliori. Era sporchissima, con lane di polvere in giro, incrostazioni in tutta la cucina, il bagno inutilizzabile. E' stata questa la parte peggiore dell'approccio direi, per il fatto della mancanza del "nido" in cui rifugiarmi, io che nel mio letto trovo momentaneo conforto da qualsiasi cosa. Qui la presenza della mia mezza mela è stata determinante, ci siamo spalleggiate all grande, siamo uscite a meno di mezz'ora dall'arrivo alla volta del supermarket in missione-detersivi e già in serata avevamo reso la casa un poco più vivibile. Piano piano col passare dei giorni abbiamo pulito di fino ogni angolo (compreso togliere dello scarico della doccia un'immane quantità di capelli dell'epoca dell'indipendenza, raccogliere gomitoli di polvere da farci maglioni per i prossimi due anni, e scrostare famiglie di batteri dai mobiletti della cucina) e adesso graze ad un po' di arredo (e a Tiimari, il negozietto del centro che vende cianfrusaglie scontatissime) possiamo a buon diritto chiamarla casa. Anche perché detto tra noi è molto grande e ben organizzata, e a me piace ^^
L'università meriterebbe molte parole, ma ancora i corsi non sono iniziati e anzi al momento l'intera questione scolastica ci crea qualche cruccio, quindi rimanderò ai tempi migliori. Dico soltanto che pur essendo un'università pubblica, ma che dico pubblica, di più, gratuita, è assai più bella dello IULM. E organizzata come neanche un corpo dei marines è, con personale giovane, preparato, e disponibilissimo.

Ah, la Scandinavia.

La mattina mi sveglio con la neve che cade, ci sono improntine di scoiattolo sul mio balcone (perché sì, ho anche un balcone), compro l'insalata nei vasi come fossero primule, saluto le persone dicendo "hei!", dico "kiitos" quando scendo dall'autobus, ho la targhetta col nome sulla porta così il postino può consegnarmi le lettere, guardo il tramonto sul lago ghiacciato, attraverso una piccola quantità di bosco per raggiungere la strada più vicina a casa mia, mi ricordo sempre di mettere il cappello prima di uscire, ho un pipistrello catarifrangente appeso alla giacca, un'agenda in finlandese in borsa, la lavanderia prenotata per domattina, un numero di telefono che inizia con +358 e la rubrica già piena di nomi, diverse persone da vedere stasera e non so chi scegliere.

In sostanza, per chi se lo chiedesse, sto bene :)
E a breve arriveranno anche delle foto che lo dimostrano!

Ps: e non ho mai pianto :)

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30 dicembre 2007

Suomi here I come!

Siamo agli sgoccioli. Fra tre giorni parto.
Le valigie sono già praticamente pronte. Devo solo ricontrollarle e chiuderle.
Mi porto di tutto, praticamente la casa intera visto che là avrò un appartamento, ma vuoto.
Abbiamo già programmato tutto, aereo, treno, Harri sarà in stazione ad aspettarci con le nostre chiavi di casa. Giovedì mattina c'è già una "colazione di orientamento" fissata in università.
Praticamente ho solo da seguire le istruzioni.

La domanda è: sono pronta a partire?
La risposta è: no.

Sono elettrica, agitata di continuo, penso a quello che devo fare, come e quando e dove farlo, cerco di organizzare tutto, perché io devo programmarmi qualsiasi cosa al millimetro, e mi terrorizza non poter controllare tutto, avere una buona percentuale di cose da valutare e decidere in loco.
Al tempo stesso sono ovviamente euforica, conto le ore, mi eccita da morire l'idea di fare qualcosa di così nuovo e così radicale.

Immagino la mia casetta sul lago.
Immagino la neve dappertutto.
Immagino il tramonto mentre pranzo.
Immagino le stellate pazzesche già nel pomeriggio.
Immagino il ghiaccio sul vetro.
Immagino l'aurora boreale.

E poi ovviamente essere straniera, che è ciò che più mi da emozione al mondo. Cercare di parlare con la gente, al supermercato, per strada, nei locali. Mangiare quello che mangiano loro, bere quello che bevono loro, usare il loro shampoo e indossare i loro abiti, e soprattutto parlare con loro e capire come sono e far capire loro come sono io.

Questo è ciò che mi fa essere impaziente di partire pur non essendo emotivamente pronta.
Ma va bene così, mi lascerò investire e trascinare da questa vita così nuova e così agognata, mi abbandonerò agli eventi e imparerò ad armonizzarmici. Piangerò un po' all'inizio, ma sarà per la potenza delle emozioni più che altro.

Parto, parto davvero.
Suomi here I come!!

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29 marzo 2007

Bene bene...

...non avevo ancora comunicato nulla ufficialmente per scaramanzia, ma ora è proprio il caso di dirlo.
Ho fatto domanda per l'Erasmus. In Finlandia. Qui.
Ma la cosa bella è che mi hanno presa, giusto stamattina. Anzi, per l'esattezza ci hanno prese. Me e la mia mezza mela.
Tre mesi nella terra che più ho desiderio di vedere, con la persona che più di tutte vorrei avere a fianco in quest'esperienza. Ancora ho difficoltà a realizzare il concetto :)
Non so ancora quando partirò, ma lo saprete per tempo.
A proposito, se venite a sapere di portatili di riciclo a poco prezzo, passate la voce che senza non parto :)
Un doveroso grazie al Matto che ha voluto condividere la nostra gioia (e la seguente sbronza di mezzogiorno) per il bel pomeriggio, e in generale tutti coloro che ci hanno creduto più di me :*

Sono felicissimaaaaaaaaa >____<

Ps: L'ECDL l'ho passato :)

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