29 novembre 2010

Resuming

Resuming pieces of a weekend, pieces of me.
Scavando la memoria alla ricerca del giusto ordine dei pezzetti del puzzle che il poco sonno ha sparpagliato. Accostando tutte le nuove facce ai vecchi ricordi rispuntati come per caso davanti a tisane e cioccolate, ricordi di quelli che si misurano in "x anni fa", rigorosamente plurale. Scindendo i ricordi reali dai sogni confusi fatti in quel letto così incredibilmente comodo e caldo.

Il sapore dei tortellini fatti a mano. Dell'aria da neve. Di labbra nuove. Di pane artigianale. Di panna montata. Di altre labbra, che è come tornare a casa. Di crêpes.
Approcci banali, altri espliciti, e in tutto questo fastidio la pickup line più bella dell'anno.
Prendere parte ad uno spettacolo senza nemmeno provare, in puro stile "buona la prima".
Ballare fino alle cinque del mattino senza nemmeno accorgersene e raggiungere le 24 ore consecutive di veglia.
Incontrarsi per caso in una libreria (e dove altro?) mentre ci si sta scrivendo un messaggio.
Scoprire Eataly, e far scoprire Mac.
I pigiami da vecchia fattoria, le muffole, e paroleparoleparole da fare un baffo a Mina.
Un freddo così intenso che è un "giazzo", che porta la neve.

Riordino tutto questo per non perderne una virgola. Per ricordare a me stessa che mi sto recuperando un pezzetto alla volta, e godermi tutto l'iter. Citando, "Love the process".
Per tenere bene a mente che posso stare ancora così:


happy

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21 ottobre 2010

Il cobra non è un serpente

Ho capito che tipo di persona sono quando non avevo neanche 22 anni.

Ero in campeggio in Croazia, nei bagni, mi stavo lavando la faccia. Apro gli occhi e mi guardo nello specchio per controllare di essermi insaponata bene, e con la coda dell'occhio noto un movimento alla mia destra. Sulla soglia, unica via di entrata o uscita, a meno di dieci metri da me, c'era un grosso serpente, per metà acciambellato ma con la testa alta puntata in fase di attacco, ondeggiando la testa.
Mi sono gelata. In un lampo ho vagliato tutte le opzioni: non c'era nessun altro in bagno con me, le finestre erano lunghe e strette e non ci si poteva passare, chiudermi in uno dei bagni non era utile perché la porta aveva un grosso spazio aperto alla base, e comunque il serpente bloccava l'uscita, e mi stava puntando, e muovermi poteva essere fatale.
E qual è stato il mio primo pensiero? "Sciacquati la faccia." Perché se mi fosse entrato il sapone negli occhi sarei stata cieca e non avrei potuto difendermi. E così ho fatto. Con l'adrenalina pompata a mille nelle vene, la consapevolezza di un serpente che mi puntava, senza fare movimenti bruschi mi sono lentamente sciacquata e asciugata la faccia. Il secondo pensiero è stato "Pensa". E così ho fatto, di nuovo. "Blocca la porta, non puoi uscire. Potresti aspettare qui ferma che arrivi qualcuno, ma potrebbe muoversi lui per primo. E poi che ne sai che qualcuno arriverà in tempo? Non puoi gridare o si innervosisce. Che serpente è? E' grosso, sarà velenoso? Aspetta, col collo così piatto ci sono solo i cobra. Che cazzo ci fa un cobra in Croazia? Ma che cazzo ondeggia la testa come un autistico? Ehi, ma quel riflesso cos'è?" E così l'ho visto. In un raggio di sole, ho intravisto il sottile filo di nylon che 9 su 10 era maneggiato da qualcuno fuori, per dare movimento al serpente che ormai ero quasi certa fosse di gomma per farlo sembrare vero.
A questo punto, o la va o la spacca. Con passo fintamente sicuro attraverso il bagno, scavalco il serpente, sorrido ai tre attoniti bambini tedeschi che mi fissano con delusione, e torno alla roulotte. Solo allora, una volta chiusa la porta, buttata sul letto, mi lascio andare e sfogo la tensione di quei due minuti e mezzo in una specie di crisi di nervi.

In quei due minuti e mezzo ho capito che io sono quella del sangue freddo. Che posso essere terrorizzata, ma il mio cervello non si blocca. Che se c'è un serpente che vuole attaccarmi ma io ho il sapone che mi cola negli occhi, mi sciacquo la faccia.
Questo non significa che io sia fredda, insensibile, o che.
E' che prima penso, analizzo, risolvo.
Piangerò più tardi.

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06 settembre 2010

Ripartenze, again

Altro settembre, altra corsa.
Ormai è risaputo, è il mio mese preferito.
E' il mese del freddo che inizia a tornare.
E' il mese delle foglie che arrossiscono.
E' il mese delle calze.
E' il mese della ripresa.
E' il mese del mio compleanno anche, quindi è un mese di conlcusioni e di ripartenze da zero.

Quest'anno anche se è settembre non sono così energetica come al solito, anzi sono estremamente fiacca e stanca, ma con quello che mi è caduto addosso è il minimo. Cionondimeno, ho deciso che deve essere comunque un mese di nuovi inizi, quindi ho dissipato almeno in parte gli stress estivi in un idromassaggio termale, preso in mano un paio di idee, e ridimensionato il tutto alla mia condizione di emotività precaria. Sottotono, ma riparto lo stesso.

Questo settembre saprà di pianoforte, di idromele, di pittura con le dita e di un po' di inchiostro su carta. Di sogni strani e di qualcuno che mi dica cosa vogliono dire. Di guide turistiche e prenotazioni online per il viaggio a Parigi che sarà il mio regalo di compleanno a me stessa.
Quest'anno sono 26, l'ultimo limite legale tra la gioventù e l'età adulta, basta sconti, basta agevolazioni, basta tariffe speciali, addio tessere studenti e versioni "giovane" di alcunché.
Mi pare giusto festeggiare come si deve, con una bella cenetta al Quartiere Latino.

Se c'è una cosa che quest'ultimo periodo mi ha ricordato è che se non mi do da sola le carezze di cui ho bisogno, nessuno lo farà per me, o se succede, non posso fare affidamento sulla prossima.
Se non altro, non mi farò mancare niente, e l'attesa di uno sperato passo altrui sarà più leggera.


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21 agosto 2010

Floating

Galleggio un po'.
Galleggio tra crisi ormonali e sprint adrenalinici.
Galleggio tra accessi di pianto e ottimismo scanzonato.
Galleggio tra "abbiamo perso tutto" e "sistemeremo tutto".
Galleggio su tacchi alti e rossetti dai colori violenti.
Galleggio tra un weekend a Firenze che non arriverà mai e una settimana a Parigi che manca ancora tanto ma è come se fose già qui.
Galleggio tra vecchi amici che hanno il senso di stabilità delle pietre miliari e nuove conoscenze che solleticano la curiosità.
Galleggio tra le email e i messaggi, e tra gli aperitivi e le cene.
Galleggio anche al lavoro, sprofondata nella mia sedia, tra chat e musica e libri e soprattutto chiacchiere con i colleghi.
Galleggio tra quella nuova tinta da provare e il timore di non vedermici per niente.
Galleggio tra i colori tenendo i bilico i pennelli.
Galleggio tra tutti i nuovi film che ho indecisa su quale vedere prima.

Galleggio in una nebbia un po' confusa che a tratti si dirada e a tratti si infittisce di nuovo, ma solo per un po', e galleggio sulla speranza che non sia solo un'illusione ottica che ci si stia pain paino avviando a una schiarita progressiva.


Il punto di tutto questo è che sto galleggiando, e finché galleggio vuol dire che non affogo :)




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26 maggio 2010

L'amore non basta. Però...

Quasi due anni fa scrivevo che l'amore non basta.
Meno di una settimana fa, qualcuno ha usato le mie stesse parole senza saperlo, e mi ha fatto chiedere cosa è cambiato per me da allora.

Più o meno nulla.

Ancora credo che l'amore sia un sentimento bellissimo che non può che essere però solo una base su cui costruire, e non le mura.
Ancora credo che i compromessi siano necessari, ma che non sia obbligatorio accettarli.
Ancora credo che l'Amore Perfetto non esista.

Però ho imparato che ascoltarsi (se stessi e reciprocamente), è il primo passo.
Ho imparato che non si tratta di venirsi incontro su strade divergenti, ma di capirsi, sentirsi, sentire come sente l'altro.
Ho imparato che non si tratta di camminare insieme, ma di camminarsi accanto, e che quando la strada è sconnessa, scambiarsi momentaneamente di posto può risolvere le cose.
Ho imparato che quelle astratte banalità romantiche del donarsi il cuore sono verissime. Perché per amarsi, per amarsi bene, bisogna innanzi tutto stare in equilibrio senza danneggiare quel pezzetto di carne viva che ti ritrovi in mano. Vicendevolmente.
Nessuno può proteggere da solo il proprio cuore se non riprendendoselo.

Ma soprattutto ho imparato che per quanto tu possa leggere, ascoltare e chiedere, non troverai niente e nessuno che possano dirti qual è il "tuo" modo.
E si torna così all'ascoltarsi.
Ascoltare quel che si vuole, anche quando si contraddice da sé.
E ascoltare quello che vuole l'altro, anche quando si contraddice.
Ma soprattutto, tralasciare del tutto ciò che ti è stato insegnato come "giusto", se non lo senti tale.

La meraviglia è quando si sentono le stesse cose.
Quando capisci quali sono gli "angoli da smussare, e altri da lasciare integri accettando che pungano".
Quando capisci quando è inevitabile farsi male, ma sai anche che è giusto così perché ci vuole anche quello.
Quando sai, quando sapete, che l'amore è una cosa così fragile, sottile, labile, che ne fate tesoro senza appoggiarvici.


Allora è come guardarci attraverso una bolla di sapone iridescente in bilico sui nostri nasi.

bubble
Courtesy of Liisu

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29 aprile 2010

Prima...che?

Guardando il calendario mi accorgo che come niente è arrivato Beltane.
E resto come un po' spaesata, a chiedermi dove sia finito tutto il tempo che è trascorso.
Che fine hanno fatto tutte le piccole avvisaglie di primavera che ogni anno tengo d'occhio giorno dopo giorno?

Meno di tre settimane fa sono rimasta bloccata dalla neve.
Ho ancora nell'armadio i golf di lana, i pantaloni di velluto, i cappottini.
Ho tolto le calze (credendolo un grande azzardo) ieri per la prima volta.
Fino a pochi giorni fa era sempre brutto tempo, e spesso freddo.
Di certo l'ufficio non aiuta. Pieno di luci gialle e nemmeno una finestra, spesso non mi accorgo nemmeno di che ora del giorno è, figuriamoci la stagione.
Nella pausa pranzo se esco a fare qualche commissione passo tutto il tempo nei negozi, se no mi trovo un angolino tranquillo per leggere.
La mattina esco presto e l'aria è ancora frizzante, idem quando torno a casa. Il weekend lo uso per riposarmi e se esco, esco di sera.

In tutto questo non mi sono accorta dei germogli e dei fiori in giardino, dell'alzarsi della temperatura nelle ore centrali del giorno, del sole sempre un po' più brillante ogni giorno che passa.
La primavera s'è dimenticata di avvertirmi. O forse è che i suoi messaggi sono stati sviati, sta di fatto che non l'ho sentita arrivare, e fa l'effetto di una festa segreta quando accendi le luci e tutti urlano "sorpresa!"

Non ho preparato niente per Beltane. Niente ghirlande di fiori, niente candele profumate, niente mazzetti di spezie.
Però ho preso appuntamento con la massaggiatrice, metterò il primo sandalo della stagione e tirerò fuori dalle scatole tutti gli abiti colorati e le gonne di lino. Curerò i miei fiori e chiederò loro scusa per non essermi accorta di come stavano cambiando.

Nel frattempo, tra cinque minuti scenderò ai giardinetti con solo una canotta, gli occhiali da sole, il mio libro e un asciugamano per stendermi nell'erba.
Giusto per recuperare un po' di tempo perso.



spring time
Courtesy of Natalie Dee

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19 dicembre 2008

All I want for Christmas is you

Sto arrivando a fine anno sui gomiti.
L'esame è passato e con un inaspettato bel 29, che tra l'altro mi sarà utilissimo per la tesi, ma per arrivare a ciò mi son fatta terra bruciata intorno.
Ho caffè in sospeso con tante persone, non passo in negozio (né telefono in effetti) da mesi, non ricordo l'ultimo sabato sera in cui sono uscita, per non parlare del fatto che non ho ancora comprato i regali di Natale, né so cosa prendere del resto.
E per chi se lo chiedesse, sto ancora litigando con l'università per registrare i crediti della Finlandia.

Quest'ultimo periodo è stato emotivamente difficile, intellettualmente drenante, lavorativamente non remunerativo, fisicamente sfiancante e psicologicamente stressante, ma adesso sarà abbastanza in discesa.
Il capo è partito ieri e non dovrei avere da lavorare fino ad anno nuovo, tanto per cominciare. Inoltre da gennaio dovrei anche poter iniziare a guadagnare qualcosa, visto che finora ho lavorato per la gloria.
Ho finalmente messo un punto definitivo a una storia che ormai erano più che altro strascichi che mi toglievano molto, troppo più di quanto mi davano.
Ho tirato un paio di pacchi per concedermi quattro giorni lontano dalla civiltà, a partire da domani, senza computer e con poco telefono.
Ho due settimane per un esame per cui intendo andare allo sbaraglio perché un 18 va più che bene.
Ho in programma di vedere un persona che manca da troppi mesi tra Natale e Capodanno.

I miei ultimi dieci giorni 2008 saranno fatti di buon cibo, libri, baci, gomitoli di lana, risacche, fiocchi, cioccolate, film, calze colorate, coccole, persone care e musica.
A Babbo Natale chiedo solo riposo, tanto riposo, e un po' di energia per l'anno nuovo.
Beh, poi se si sente generoso c'è sempre la wishlist :P

Buone feste a tutti!


happy holidays

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04 ottobre 2008

Noncompleanno

Sono ancora viva. Un po' stanca e un po' acciaccata, oberata di lavoro, con un esame che non passerò mai tra pochi giorni, e una malinconia un po' diffusa per cose ovvie e altre un po' meno scontate.
Però sono viva.

E ho tanti nuovi biglietti d'ingresso e scontrini (v. post precedente).
E ho un asciugamano nuovo nuovo (tra l'altro quello perfetto per difendermi dalla Vorace Bestia Bugblatta di Traal).
E ho una cornice che mi ha fatto prima piangere e poi, come capirete dal video, ridere.



E di cose nuove ne ho diverse, in effetti, complice il compleanno che quest'anno mi ha preso davvero alla sprovvista. Di solito lo aspetto impaziente, questa volta è capitato.

Per il resto ho persone che si sono rifatte vive (ma mai quelle che vorrei ovviamente) e persone ritrovate dopo quasi 15 anni. Persone a cui mi sono attaccata più forte che potevo per non perderci di nuovo e persone con cui ho un treno in sospeso. Persone che aspetto accanto al telefono e persone per cui non mi va di alzare la cornetta. Persone da andare a cercare e con cui passare dal lei al tu, non senza un certo imbarazzo.
Cene, uscite e una festa da organizzare. E la consapevolezza che per invitare tutti ci vorrebbe San Siro.

Io, nel dubbio, ci bevo su.

drunk

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07 settembre 2008

Chez Laura

Fragolino del discount - 2 €
Cibarie del discount - qualche euro, non so di preciso ma pochi.
Bibite del discount - qualche euro, non so di preciso ma pochissimi.

Una serata piacevole in compagnia di belle persone, con animali vari in giro, a chiacchierare di tutto e nulla, non ha prezzo.


Quando poi la serata finisce a bere scotch di qualità e la conversazione spazia dall'ermafroditismo, all'omosessualità, alla transessualità, alla filosofia, alla religione, davvero entra nella mia hit personale delle serate memorabili.

Mi mancavano serate così. Mi mancavano davvero.
Grazie.


scotch

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01 settembre 2008

Of two beginnings

Normalmente io ho il sonno pesantissimo, non mi sveglia niente. Non il terremoto, non il temporale. Specialmente quando sono così stanca com'ero ieri sera.

Invece stanotte mi sono svegliata spaventata per quelli che ho poi scoperto essere normalissimi tuoni, e ho gongolato sentendo l'acqua piovere a secchi fuori. Mi sono riaddormentata quasi subito ascoltandola e sorridendo, pensando che il mio settembre iniziava benissimo.
E stamattina? Sole pieno e 30°. L'odore di pioggia l'ho sentito di sfuggita e dopo averlo cercato a lungo. L'asfalto ormai è già asciutto quasi del tutto. E infatti è un'ingiustizia.

Però è settembre ed è lunedì. La luna ha ripreso a crescere e l'autunno arriva, anche se non sembra. E come per molti altri è arrivato anche per me il momento di rimboccarmi le maniche. Quindi da oggi si studia almeno un po' ogni giorno, si sta attenti al cibo (solo un occhio a non esagerare, mica una dieta eh? il salame di cinghiale che ho appena azzannato lo dimostra), e si mette in pratica quelle due-tre idee che ho.
Il massimo sarebbe trovare anche lavoro, ma quello non dipende esattamente da me. Il curriculum è parzialmente in giro, e conto di farlo girare anche di più questa settimana.
In poche parole, come al solito l'inizio dell'anno mi trova energetica. E come al solito, speriamo che duri almeno un po' :)

Un'era è finita davvero. E non come la intende qualcuno, ma per me. Chi mi sta intorno sufficientemente vicino se n'è già accorto, qualcuno perfino prima di me. Ed è stato tutto così rapido da poterlo sentire succedere.
Rileggo vecchie mail e non mi riconosco. Rileggo mail più recenti e non mi riconosco ugualmente.
Sorrido di quando scrivevo di essere cambiata, mentendo. Ora, sono davvero diversa. E si legge.
O almeno così è finché non cambierò ancora di più e non riderò di questo post come ora di quelli vecchi, credo.
Forse ho solo superato cose, chiuso capitoli. Tentato nuovi approcci al mondo, e fatto qualche piccolo test su me stessa. Non so dove tutto ciò mi stia portando, ma sono convinta che sia per il meglio.

...finding out at last that freedom is a state of mind...

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25 agosto 2008

Off the road

Le vacanze sono finite. L'estate ancora purtroppo no, ma è solo questione di tempo per fortuna.
Il dannato sole non demorde, riesce a filtrare orrendamente caldo anche attraverso le spumose nuvole bianche che abitano il cielo di oggi.
Persino i cubetti di ghiaccio nel mio bicchiere di plastica fucsia sono a forma di sole, tanti piccoli soli sorridenti. Che c'avranno da ridere, poi.
Speravo in una Milano un po' più fresca e grigia. Dopo l'insuperabile sensazione di casa data dal mollare la macchina in via Silva per fare colazione al solito bar alle 8:03 del mattino mentre la 68 si ferma al semaforo e lo smog pizzica le narici, tutto ha perso un po' il suo fascino quando il caldo ha prepotentemente ricordato che è ancora estate.
Come sempre in questo periodo, e forse anzi un po' più del solito da che il nord ha abbassato di qualche grado la mia percezione del freddo, agogno le mie sciarpe con le frange e le mie parigine a righe. Per non parlare dei miei stivaletti col tacco, il maglioncino stile impero e la borsa di broccato che mi chiamano dalla valigia, ancora vergini.
(Meno preoccupazione per il mio ultimo capriccio, un bikini confezionato su misura che sarà pronto mercoledì e che non metterò prima dell'anno prossimo quando un solo etto in più me lo renderà imperfetto quanto basta per non sembrare più confezionato su misura. La cosa non era calcolata o voluta, era solo precognita, ma lo volevo e lo volevo subito.)

Avevo detto di non voler viaggiare quast'estate. Di aver viaggiato così tanto questo inverno/primavera da non poterne più. Invece ho fatto Milano-Tampere-Jyvaskyla-Ruissaret-Joensuu tanto per incominciare. E poi Sestri-Roma-Amiata, per non perdere l'abitudine.
Ho organizzato viaggi, ho organizzato gite. Sono sopravvissuta quattro giorni su un'isola senza elettricità ne acqua corrente. Ho visto finalmente Bomarzo. Ho visto le Marmore e mi sono parata ai piedi della cascate ad occhi chiusi e braccia aperte a prendere l'acqua. Mi sono spalmata di sale e miele. Ho fatto il bagno nuda in un lago. Ho cucinato in cucine non mie. Ho girato Roma in motorino. Non in Vespa, e lui non era Gregory Peck, ma io non ero Audrey Hepburn del resto, ed è stato molto meglio così. Ho incontrato persone dove non aspettavo di incontrarle e ne ho trovate altre esattamente dove le volevo. Mi sono anche fatta trovare, più facilmente di quanto fosse conveniente e saggio, e sono apparsa all'improvviso. Altre persone le sono andate a cercare, e una l'ho trovata dall'altro lato di un ponte attraversato di corsa. Ho visto una stella cadente sdraiata su un materasso ad acqua, ma ero così confusa e impreparata da perdere l'occasione. Ho cantato Mina, tante volte. Ho scampato di farlo in pubblico perché non sapevano gli accordi. Mi sono rotolata in un prato secco e mi sono graffiata i fianchi con gli sterpi. Le crosticine sono ancora lì e vorrei che rimanessero lì per sempre come piccoli ricordi. Ho percorso un po' di strada con una grande farfalla in mano. Non la tenevo, ci è venuta da sola e non voleva scendere. Abbiamo parlato un po', e l'ho convinta a farsi lasciare su dei fiori, ma solo perché a casa mia il gatto se la sarebbe mangiata. Ho visto tanti film, e uno in particolare l'ho amato tanto da rivederlo e cercarlo e citarlo a ogni piè sospinto. Ho trovato alcune risposte, e quindi mi sono fatta più domande, per non correre il rischio di restar senza. Ho avuto e dato i baci che volevo, come li volevo, come piacciono a me. Non abbastanza, ma è questo a dar loro quel sapore.
Sono stata meravigliosamente sconsiderata e impulsiva.

Resta quell'amarognolo gusto d'autunno prossimo, di già finito e di non abbastanza, che è però responsabile della perfezione del ricordo. Un chilometro in più, un giorno in più, un bacio in più e tutto sarebbe diverso, non peggiore, non migliore, ma diverso.
Ho delle aspettative per questo autunno. E dei progetti. Che per una volta riguardano me sola e nessun altro. E vediamo se ho quello che serve per realizzarli.


farfalla
Courtesy of Violadelconte


- Certo che siamo proprio insignificanti davanti all'universo.
- Parla per te, scusa!

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16 giugno 2008

Basta poco

Oggi pioveva, pioveva leggero leggero, e l'aria era fresca ma appena. Certo non da giugno inoltrato, ma poteva essere un aprile generoso.
Dovevo prendere un libro in biblioteca, così ne ho approfittato per un po' di tempo per me, sono uscita poco dopo pranzo con il mio cappello ben calato in testa, il passo più rilassato del solito e l'i-pod.
Camminando sotto i pini della mia via, col profumo pungente dei gelsomini e Kauan sparato nelle orecchie, ho pensato che fosse davvero una giornata perfetta.

Quando arrivo al parco l'atmosfera è strana, o forse sono strana io. C'è poca gente, e per lo più è brutta gente. Faccio la strada lunga seguendo una coppia e un vecchietto, giusto per non restare sola, e spero di trovare la biblioteca presto, visto che non mi ricordo esattamente dov'è. Mi accorgo che da quel lato del parco la vegetazione è davvero fitta, e la cosa mi mette un po' a disagio, anche se mi do della cretina per essere così paranoica. La fiducia nel mio senso dell'orientamento è ben ripagata perché trovo la biblioteca al primo colpo; dentro è piena di extracomunitari ma vabbè, del resto è il parco e fuori piove. Faccio quel che devo ed esco.

Mentre scendo gli scalini sento "Hey, ciao!!"
Alzo gli occhi e sono due ragazzi, uno sono certa di non conoscerlo ma l'altro, quello che parla, per mia sfortuna ha un aspetto familiare. Mi sta sorridendo. Il mio sesto senso di prima è stato distratto dalle pratiche del prestito quindi rispondo "Ciao!" e continuo a scendere.
"Allora, come va?"
Diavolo penso, ma allora lo conosco davvero e non me lo ricordo... Scavo nella memoria e credo di ricordarmi chi è, un tizio amico di qualcun altro conosciuto ad una festa un paio d'anni fa, come si chiamava... Non lo ricordavo così sdrucito ma vabbè... Quello che mi inquieta è il suo amico, ha uno sguardo strano. Mi sento a disagio, e all'erta, anche se non capisco bene che sta succedendo.
La conversazione va avanti breve e vaga, che ci fai qui, cercavo un libro, ci vieni spesso, no è la prima volta, intanto ho ripreso a camminare, con loro che mi seguono, ho sceso anche la seconda rampa di scale e imbocco il sentiero che porta verso la metro.

"Beh allora, come ti chiami?"

Il sangue mi si gela e il mio campanello d'allarme, che già suonava, mi guarda e mi dice "te l'avevo detto".
E' la base del social engineering, fingere di conoscere qualcuno per avvicinarlo. E io ci sono cascata come un'idiota. Certo a mia difesa posso dire che lui ha avuto la fortuna di somigliare a un mio conoscente. Mi do della cretina un paio di volte, mentre calcolo rapidissimamente il da farsi. Non ho le scarpe adatte per correre, l'unica speranza è tenere la conversazione in piedi abbastanza da raggiungere un posto un poco più affollato, quindi rispondo "indovina". Almeno per un po' sparerà nomi a caso, e il sentiero non è lungo.

Non capisco cosa stanno facendo, mi stanno ai lati, leggermente dietro, come per impedirmi la fuga all'indietro, ma mi lasciano camminare spedita, e se corressi in avanti? Poi lo vedo: il terzo. Stava dietro un albero allo sbocco del sentiero, quando sono abbastanza vicina spunta fuori e si para proprio al centro.
Ringrazio di non essermi fatta prendere dal panico, di aver reagito più in fretta di loro: apro la borsa, mi concedo un secondo e mezzo di frughìo e un "ma dove cazz..?", poi sfoggio un sorriso fantastico ed esclamo "Cazzo, ho scordato gli occhiali, mi aspettate?" e nel mentre inchiodo, cosicché loro non facciano in tempo a fermarsi e mi superino. Mi giro di scatto e corro più forte che posso indietro fino alla biblioteca, dove avviso la receptionist e resto una decina di minuti prima di uscire dall'altro lato seguendo i giardinieri fino all'uscita.

Morale: basta poco, pochissimo, perché ti freghino, tu nel dubbio corri.

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04 maggio 2008

In motion

Sono tornata, di nuovo. Dalla Spagna stavolta.
Molti neanche sapevano che me ne fossi andata.

Non riesco a stare ferma, è come se un'inquietudine diffusa mi impedisse di rientrare nei ranghi.
Da quando sono tornata, un mese ormai, avrò rivisto solo 4-5 persone, quell'unica sera di euforia per il rientro. Per il resto mi sono ammazzata di studio, mi sono ammazzata di lavoro, e poi mi sono ammazzata di chilometri e, da domani, ricomincerò ad ammazzarmi di studio.

Qualcosa è cambiato e cerco di stargli dietro, anche se arranco.
La laurea è vicina. Anzi, è lontana, ma la vedo, finalmente. Quindi corro.
E cerco una via verso una mia vita, ora che ho assaporato l'indipendenza e la vita familiare mi sta anche più stretta di prima.

Ho voglia di vedere persone.
Persone che non vedo mai, e che tuttavia sento anche più vicine di chi vedo regolarmente.
E persone che usavo vedere regolarmente, e che per qualche motivo non vedo più.
Persone vicine e persone lontane, non importa che per vederle debba camminare cinque minuti o farmi ore di treno.

Tra i programmi a breve termine, molti libri da leggere, qualche pausa pranzo in compagnia, un paio di colloqui coi professori, un po' di shopping e alcuni (auto?)scatti.
Prendere un po' di sole, togliermi dalla pelle il candore finnico.
Ricominciare a scrivere, a partire da una lettera.
Comprare un vestito arancione. E anche delle scarpe nere, col tacco.
Sentirmi bella ancora una volta, sempre a modo mio.

E poi cantare, cantare tanto, e meglio, ma soprattutto, non più solo per me.


one hundred worlds will see me
passing by...

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07 aprile 2008

Bittersweet

Sono tornata.
Alla mia città, alla mia famiglia, ai miei amici.
La mia casa è cambiata moltissimo in tre mesi, eppure è ancora casa mia.
Il sole sulle violette del mio davanzale, mi riempie di gioia ogni giorno.
Il mio gatto che la mattina salta sul letto a reclamare coccole come ha sempre fatto come se questi tre mesi non fossero mai accaduti mi commuove ogni volta.
Sorrido di ogni volto che avevo perso l'abitudine di vedere.
Mi sciolgo per ogni abbraccio.

Eppure, allo stesso tempo, c'è qualcosa di rotto, che fa male, dentro.
Persone che ho lasciato, che continuano la loro vita senza di me, che si ritrovano ogni tot a casa di qualcuno e mi chiamano per parlarci tutti insieme come se non fossi andata via. Che mi mandano le foto per farmi vedere "guarda ieri sera che ha combinato tizio", "guarda caio ubriaco che s'è addormentato sulla sedia".
Facce che ora sono mucchietti di pixel, pomeriggi in sauna tra donne persi, giri di vodka per tornare a casa barcollando sul ghiaccio, film da vedere tutti accatastati uno addosso all'altro sul pavimento ché le stanze sono piccole e sul letto non ci si sta tutti.
Per non parlare dei luoghi, della birra scadente, degli scoiattoli sul balcone, del ghiaccio sul Vialetto della Morte, del conduttore dell'autobus pelatino, la commessa del Siwa, il buttafuori del Katse e gli shot di Salmiakkikossu.
L'unico bagaglio che non mi è stato permesso di riportare a casa, tutte le cose che rendevano speciale quel posto.
Il rimpianto di non aver visto arrivare la primavera, di non aver visto cosa c'è sotto quella neve.
Non ancora, almeno.

So che tanti di voi, qualcuno più degli altri, aspettano che mi rifaccia viva. Accadrà, lo prometto, il prima possibile.
Al momento sono devastata dal riprendere in mano la mia vita, lavare/stirare/mettere a posto i miei vestiti, riabuituarmi a vivere con tre persone che si aspettano molto da me, un animale che si aspetta anche di più, gli ultimi lavori da finire e consegnare (ebbene sì, ho ottenuto una proroga per entrambi), pratiche burocratiche da sbrigare and so on and so forth.

Ma è tutto per tornare alla vita di sempre :)



laghetto ghiacciato

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13 febbraio 2008

Kynnystie 1¹

Ci provo, a scrivere.
Sarebbe facile incolpare del mio assenteismo i miei mille impegni, le lezioni, le feste, tutte le cose che effettivamente mi saturano la giornata e la mente.
Eppure, come constato di nuovo oggi, anche quando non ho nulla da fare, non scrivo comunque. Non scrivo sul blog, non scrivo email, non scrivo cartoline (che pure ho comprato). La domanda più temuta in chat è "cosa mi racconti?", come se la gente si aspettasse meraviglie solo perché sono a 3000 km di distanza, un'ora in più e diversi gradi centigradi in meno.
La vita di qua è una vita normale. Solo in un altro posto.

Cosa vi racconto oggi?
Che mi sono svegliata a mezzogiorno perché ieri sera sono rientrata tardissimo, ho poltrito un po' a letto, ho mangiato tortellini in brodo perché è l'unica cosa rimastami a parte i salumi, ho chiaccheirato con Fra, fatto una doccia, ascoltato della musica, studiato un po', non ho fatto la spesa perché c'era la tormenta.
Non c'è nulla di speciale.
Cambia solo il paesaggio fuori dalla finestra.

Quel che c'è di diverso, a vivere qui, sono io. Ma non sono cose che si possono raccontare, si vivono. Io le sto vivendo, voi... prendetele per buone.
E' proprio l'essere una vita normale a renderla così banale per voi e così speciale per me. Io non sono una turista qui.
La commessa del super mi riconosce, così come l'autista dell'autobus.
La sera chiamo gli amici per sapere dove andremo e finiamo sempre per scegliere uno dei soliti locali.
E poi, ovviamente, devo cucinare/fare le pulizie/fare il bucato/buttare la spazzatura.
A rendere speciale questa vita è essere qui, da sola, dovermela cavare senza l'aiuto di nessuno e in una lingua che non è la mia.
E scoprire che sono perfettamente in grado di farlo.

Oltre, ovviamente, ad assimilare questo posto alla proiezione mentale più umanamente concepibile del paradiso. Perché se fossi in un posto che non amo col cavolo che mi sentirei così.
Come dicevo, per avere un "racconto" di me qui, dovreste essere appunto me, e qui.

Tutto questo per dire, non preoccupatevi se non avete notizie, se non ho racconti mirabolanti, se non mi si vede spesso. Mi sto vivendo al meglio questa piccola parentesi, e sto tagliando fuori di proposito quanto più posso della mia vecchia vita. Se vi cerco, è perché voglio farlo. Ma se non lo faccio, è perché altrettanto decisamente non voglio farlo.
Tanto tra breve sarò ricatapultata tra voi, non sentirete la mia mancanza ancora a lungo...


¹ovvero il mio indirizzo qui, se voleste cercarmi sul satellite.

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23 gennaio 2008

Ahi, malaka!!

Prima di tutto vi premetto che sono vittima di un "leggero" hangover quindi mi perdonerete se strafalciono un po'.
Posso capire che un hangover in serata suoni quantomeno un po' bizzarro, ma dovete tener presente che i miei ritmi di vita sono scalati di circa 5 ore rispetto alla norma (mia).
Contando che le lezioni sono sempre tutte al pomeriggio, e che ogni sera c'è qualcosa da fare, la mia sveglia è solitamente a mezzogiorno quando va bene, e ovviamente si fa colazione, quella che dovrebbe essere la cena in realtà è il pranzo e quando si torna a casa verso le 3-4 del mattino si ha un sacco fame e si cena. In tutto ciò riesco pure a studiare, tanto che ho già avuto un test e l'ho passato a (quasi) pieni voti.

Restare a casa la sera è pressoché impossibile. Ci sono un sacco di eventi e feste organizzate per noi foresti ogni settimana, e anche quando non abbiamo programmi ci si trova sempre a casa dell'uno o dell'altro a far casino, ché qui continuano a dire che dopo le 11 se fai rumore la gente chiama la polizia ma noi abbiamo aspettato fino alle 3 e nessuno s'è presentato, quindi patate.
Il bello di vivere decentrati (Myllyärvi rulez, Kortepohja sucks!, dove Myllyärvi è il nostro quartiere, e Kortepohja è lo student village) è che qui si concentra il meglio della popolazione straniera, sicché in una sera tipo troverete Stelios (greco) ubriaco di ouzo che lancia palline e clave da giocoliere imprecando in greco, Peter (ungherese) che cerca di stargli dietro sia con l'alcol che con le clavette mentre sbraita a me e Francesca "NO PARLA ITALIANO!", Julia (tedesca) che balbetta in italiano alla Fra (che le risponde balbettando in tedesco), Jen (canadese) che blatera a velocità razzo e tutti annuiscono sorridenti ma non hanno capito un cazzo perché in qualche modo non riesce a cogliere che per noi l'inglese non è così immediato come per lei che è madrelingua, Tom (lituano) che arriva già ubriaco, si ingozza di vodka, e ad un certo punto scompare e in qualche modo è sempre più sobrio di noi, Mikko (finlandese di nascita cresciuto in America ma non ditegli che è americano che si offende a morte) che cerca di insegnarmi il finlandese col suo forte accento del Minnesota e io... beh io bevo birra, sidro, lonkero, balbetto in finlandese e in generale mi beo della mia condizione di exchange student. C'ho l'inglese talmente radicato che parlo in inglese anche quando sono da sola, come l'altra mattina che tornando a casa scivolando sul ghiaccio imprecavo in inglese e mi davo della cretina ad alta voce per questo (ovviamente in inglese).

Per darvi un esempio della mia vita qui, questo è il pre-party a casa di Stelios e Peter (perché ovviamente ci sono i pre-party verso le 8 a casa di qualcuno, i party veri e propri in città da qualche parte rigorosamente dopo le 10, e se il party fa schifo si torna a casa per il post-party, completo di birra e hot chicken legs):



In ordine di apparizione Stelios, Peter, Cathrine, Tom, Julia, Naomi e Fra. Se vi state chiedendo se eravamo già ubriachi la risposta è no. Solo che era il compleanno di Stelios e siamo andati al karaoke coi cappellini di cartone (più tardi lui ne ha fatti coi palloncini, è una mania) e la faccia pasticciata coi pastelli da clown. Qui sotto invece potete vedermi con Mikko, Julia e la Fra con le nostre collanine di bandiere e le consumazioni gratis premio per aver vinto la gara del primo Stammtisch (mega festa a tema due volta al mese):

stammtisch


Ormai sono assuefatta al cibo di qui. Nonostante la mia dispensa sia ben rifornita di pasta Barilla, salsa Mutti e parmigiano Granarolo (dio benedica l'importazione), non passa giorno che non mi ingozzi di hapankorppuja con maksamakkara (dei crackers strani i primi, un patè di prosciutto il secondo) e vari altri cosi difficilmente pronunciabili o descrivibili, ma di indubbio gusto.

Nonostante tutto ancora non mi sono abituata alle stranezze del luogo. Come l'insalata in vaso, per esempio:

insalata

O, peggio, l'innumerevole quantità di passeggini e pance in cui ci si imbatte, e la spaventosa giovane età di coloro che le portano in giro. Vabbè che i finlandesi sembrano tutti dei bambini (Mikko di anni ne ha 27, ma non ne dimostra più di 20 come potete constatare), ma quando una ragazza dimostra 15 anni, mi rifiuto di credere che ne abbia più di 25, soprattutto se la incontro in mensa in università. E' che nella mia concezione della vita l'ottavo mese di gravidanza mal si sposa con un viso da gita delle medie, ma pare che qui vada di moda.

Vi lascio con qualcosa che non posso non condividere con voi. E' un video degli anni '80, finlandese ovviamente, famoso per essere stato etichettato il peggior video musicale di tutti i tempi, vedendolo capirete perché. Io lo trovo esilarante, e se la canzone è patetica, l'unica scusa per il coreografo è che probabilmente, essendo finlandese, era ubriaco.


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10 gennaio 2008

Dai ghiacci con furore!

Ed è arrivato il momento di raccontare, ormai. Sono qui da dieci giorni praticamente, credo di poter fare un resoconto abbastanza obiettivo.

La Finlandia è come l'avevo sognata, bianca, fredda e bellissima. I colori, quando ci sono, fanno sembrare lo schermo del mio nuovissimo portatile a soli 256 colori. Harri ci aspettava alla stazione, e si è subito rivelato per quello che è: il miglior tutor mai esistito sulla faccia della terra. Ci accompagna dovunque, ci fornisce cartine, orari e informazioni di ogni genere, litiga per noi con i tizi che non parlano inglese, e in generale è sempre pronto a raccoglierci se cadiamo. Metaforicamente, s'intende.
Con la casa l'impatto non è stato dei migliori. Era sporchissima, con lane di polvere in giro, incrostazioni in tutta la cucina, il bagno inutilizzabile. E' stata questa la parte peggiore dell'approccio direi, per il fatto della mancanza del "nido" in cui rifugiarmi, io che nel mio letto trovo momentaneo conforto da qualsiasi cosa. Qui la presenza della mia mezza mela è stata determinante, ci siamo spalleggiate all grande, siamo uscite a meno di mezz'ora dall'arrivo alla volta del supermarket in missione-detersivi e già in serata avevamo reso la casa un poco più vivibile. Piano piano col passare dei giorni abbiamo pulito di fino ogni angolo (compreso togliere dello scarico della doccia un'immane quantità di capelli dell'epoca dell'indipendenza, raccogliere gomitoli di polvere da farci maglioni per i prossimi due anni, e scrostare famiglie di batteri dai mobiletti della cucina) e adesso graze ad un po' di arredo (e a Tiimari, il negozietto del centro che vende cianfrusaglie scontatissime) possiamo a buon diritto chiamarla casa. Anche perché detto tra noi è molto grande e ben organizzata, e a me piace ^^
L'università meriterebbe molte parole, ma ancora i corsi non sono iniziati e anzi al momento l'intera questione scolastica ci crea qualche cruccio, quindi rimanderò ai tempi migliori. Dico soltanto che pur essendo un'università pubblica, ma che dico pubblica, di più, gratuita, è assai più bella dello IULM. E organizzata come neanche un corpo dei marines è, con personale giovane, preparato, e disponibilissimo.

Ah, la Scandinavia.

La mattina mi sveglio con la neve che cade, ci sono improntine di scoiattolo sul mio balcone (perché sì, ho anche un balcone), compro l'insalata nei vasi come fossero primule, saluto le persone dicendo "hei!", dico "kiitos" quando scendo dall'autobus, ho la targhetta col nome sulla porta così il postino può consegnarmi le lettere, guardo il tramonto sul lago ghiacciato, attraverso una piccola quantità di bosco per raggiungere la strada più vicina a casa mia, mi ricordo sempre di mettere il cappello prima di uscire, ho un pipistrello catarifrangente appeso alla giacca, un'agenda in finlandese in borsa, la lavanderia prenotata per domattina, un numero di telefono che inizia con +358 e la rubrica già piena di nomi, diverse persone da vedere stasera e non so chi scegliere.

In sostanza, per chi se lo chiedesse, sto bene :)
E a breve arriveranno anche delle foto che lo dimostrano!

Ps: e non ho mai pianto :)

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01 dicembre 2007

Ch-ch-changings!

Posso parlare quanto mi pare, ma i fatti mi smentiscono. Mi ero quasi autoconvinta di aver superato tutto, di aver ritrovato me stessa, et cetera. Balle! (come direbbe lui, vedete che ci casco di continuo?)
Mi sono accorta di essere ancora in attesa. Non di lui, quello no, ma di star di nuovo bene, con e senza di lui. Ovvero di non sentire più la differenza tra la sua presenza e la sua assenza, o almeno non più di un qualsiasi altro amico, cosa che mi sono accorta due sere fa, ancora non accade. E diciamolo, rode un po'.
Quindi anche se so che è il tempo a cambiare le cose, facciamo che adesso invece di aspettare fissando il vuoto trovo il modo ingannare l'attesa. E non solo metaforicamente. Già da stasera. Catto la macchina e le amiche e vado in birreria e loro (gli uomini) ci raggiungeranno se e quando vorranno.
Basta aspettare telefonate e passaggi, è ora di alzare la cornetta e ingranare la marcia.
Frizione, prima, acceleratore, si parte.

I'm young and I love to be young
I'm free and I love to be free
To live my life the way I want
To say and do whatever I please


Ps: c'è aria di cambiamento, stay tuned!

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13 ottobre 2007

Rose

Non ho ancora capito se questo post è un appello o un avvertimento. Forse è solo un mettere le mani avanti.

Sono sola, è vero.
La ferita è fresca, è vero.
Sento il bisogno di vedere persone, è vero.
Questo non significa però che io abbia bisogno proprio di te ("tu" impersonale, come i successivi). Né significa che se mi ha fatto piacere vederti ieri, voglia ripetere oggi. O domani. Come non è detto che se non voglio vederti oggi, non vorrò vederti neanche domani.
Non ho regola, perché sono incostante. Se vuoi uscire con me, puoi chiedermelo, ma non so che risposta ti darò.
Non aspettarti nulla. Sono propensa ad una serata diversa dal solito, anche solo per staccarmi dai fornelli e dai miei pensieri.
Ma non partire col corteggiamento pesante, mi metterebbe a disagio.
Non dirmi che mi ami, mi darebbe i nervi.
Non cercare di forzare le cose, ti beccheresti un ceffone.
E soprattutto per favore non chiedermi "cos'è che vuoi?", perché otterresti di risposta una risata, o un nome che non è il tuo.

Mi sono precipitata nel massimo possibile della mia incostanza femminile. Inutile cercare di capire se ci sia caduta senza oppormi o mi ci sia buttata di proposito, non è importante.
Quel che conta è che mi va bene così, e non intendo darmi una regolata per voi. Ho ritrovato il mio spazio, e non intendo rinunciarci.
Sto bene così. Con i miei amici, i miei studi e i miei impegni.
Non cerco storie, non cerco complicazioni e soprattutto non cerco amore.

Prima o poi capiterà di nuovo, lo so bene, ma per allora chissà quante cose saranno cambiate.
Ora non sto cercando "quello giusto", non affannatevi a cercare di diventarlo.


rose

You want to be my lover
You want to be my man
I am a flower
And I hurt your hands
Don't say you love me
Don't say you care
[...]
Roses never, never, fall in love

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16 settembre 2007

Le Fate

Cucinare mi piace. Credo anche che sia una cosa che so fare discretamente bene. E' una cosa in cui mi piace mettere impegno, che non mi pesa affatto fare.
E' una cosa per cui amo essere apprezzata. E' anche un po' il mio modo di dimostrare affetto alle persone. Specialmente quando non ho molti altri modi a disposizione.
I visi ammirati prima, compiaciuti poi, soddisfatti infine, sono la mia ricompensa più grande.

Quel che resta ora, di due giorni passati in cucina e un pomeriggio a tavola, non è palpabile ma immenso.
Indosso una vecchia maglietta, lego i capelli sulla nuca, metto su un cd e mi verso un ultimo bicchiere di vino.
Affronto con meticolosità e pacatezza la cucina ridotta ad un campo di battaglia. Ogni oggetto rimesso a posto, ogni piatto lavato, mi riporta alla solita vita. Realizzo sulla pelle che il mio weekend è finito, la mia vacanza è finita.
L'ultimo sorso di vino lava via anche la solita amarezza, da domani riprende la routine.


il boccale di Viola


Je te quitte, voilat c'est tout

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